IL MERCATO DELL'AUTOMOTIVE

GRANDE OPPORTUNITA’ PER TANTI FORNITORI; MA NON PER TUTTI

Di Giuseppe Toscano - Pubblicato su INDUSTRIACOMO N. 8 Gennaio 2016

Da un po’ di tempo sentiamo dire che “siamo usciti dalla crisi”. Ed è indubbio che diversi indicatori, ma anche il comune sentire di molti di noi, conferma un certa fondatezza di questa affermazione.

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Il mercato dell'automotive

GRANDE OPPORTUNITA’ PER TANTI FORNITORI; MA NON PER TUTTI

Di Giuseppe Toscano - Pubblicato su INDUSTRIACOMO N. 8 Gennaio 2016

IL MERCATO DELL’AUTOMOTIVE: GRANDE OPPORTUNITA’ PER TANTI FORNITORI; MA NON PER TUTTIDa un po’ di tempo sentiamo dire che “siamo usciti dalla crisi”. Ed è indubbio che diversi indicatori, ma anche il comune sentire di molti di noi, conferma un certa fondatezza di questa affermazione.

Se però è vero che stiamo rivedendo la luce, è altrettanto vero che questo non vale per tutti: certamente fra le aziende che meglio riescono ad intercettare l’onda positiva ci sono quelle più votate all’export. Esistono però anche settori di business che trainano la risalita.

Fra questi un ruolo primario spetta sicuramente all’Automotive.

Quello dell’Automotive è un mercato molto particolare, caratterizzato da regole precise; che, per ragioni più che valide, esercita una forte attrattiva su una amplissima gamma di aziende che vi sono potenzialmente interessate; ma che va affrontato con il giusto grado di conoscenza e consapevolezza, onde evitare pericolosissime scottature. Proviamo quindi ad inquadrarlo, dal punto di vista dei fornitori.

Cominciamo col dire che il mercato Automotive, propriamente detto, comprende fornitori della filiera che possono trovarsi fino a 3 passaggi dal costruttore di auto (Tier 3; dove Tier 1 è chi fornisce direttamente la casa automobilistica); ne deriva che la tipologia di aziende interessate è estremamente varia: da chi fabbrica stampi a chi fa tranciatura di parti metalliche; da chi stampa parti in plastica a chi produce componenti elettronici; da chi fa tornitura a chi produce tessuti; da chi fa filo smaltato a chi produce sostanze chimiche; da chi fa circuiti stampati a chi fa cavetteria. L’elenco potrebbe continuare a lungo ma il senso mi sembra chiaro: immaginate di prendere una macchina e smontarla tutta, fino all’ultima vite. Ci trovate di tutto e di più! Aggiungiamo, per buona misura, che l’automotive non riguarda solo le macchine, ma anche le motociclette, i camion, i pulman, le macchine movimento terra. Ai quali va aggiunta una serie sempre più ampia di aziende di settori diversi che intendono impostare i rapporti con i loro fornitori seguendo i criteri automotive; possiamo chiamarle “Automotive like”. Questo gruppo composito e disomogeneo, dove si trovano aziende che vanno dalle biciclette all’illuminotecnica, è in costante crescita; attratto dal fatto che i metodi di lavoro propri dell’automotive sono riconosciuti come avanzati e vincenti.

Tutto rose e fiori quindi? Niente affatto! Entrare nel mercato automotive è una scelta impegnativa che va fatta a valle di una valutazione strategica, con la consapevolezza di cosa può rendere (tanto!) ma anche di cosa richiede. Il cliente automotive è selettivo e molto esigente; sull’altro piatto però solitamente garantisce buone prospettive di sviluppo e continuità; si tratta di un mercato nel quale è difficile entrare ma dal quale, una volta entrati, difficilmente si viene buttati fuori; di norma questo succede solo quando si fanno delle grosse sciocchezze. In questo caso però rientrare, anche su altri clienti, è estremamente difficile. Insomma, è una sorta di club.

Il cliente Automotive ha la necessita di impiegare fornitori di alto livello, tali da garantire un servizio eccellente, sia in termini di qualità che di logistica. Per capire il perché, basta pensare alle linee di produzione delle autovetture e immaginare i costi associati ad un fermo linea, dovuto per esempio ad un ritardo di consegna: parliamo di milioni di euro! O immaginare i costi di una campagna di richiamo auto… Sono numeri da capogiro. Che, alla fine, qualcuno deve pagare. E siccome a nessuno piace pagare, ciascuno cerca di lasciare il cerino acceso nelle mani di chi sta indietro nella catena di fornitura. Qui interviene un altro elemento caratterizzante del fornitore automotive: per non essere tu quello che rimane con il cerino in mano, devi certamente aver lavorato il tuo prodotto nel pieno rispetto di tutte le regole pattuite (faccio solo uno dei mille esempi possibili: se hai comprato i tuoi materiali da un fornitore diverso da quello qualificato e dichiarato, non importa per quale ottima ragione, sei spacciato); ma non basta aver seguito le regole: devi anche essere in grado di dimostrare che lo hai fatto. Per questo è indispensabile che tutti le fasi di lavoro siano opportunamente registrate e documentate. Siccome poi qualcosa potrebbe comunque andare storto, di norma i clienti automotive impongono al fornitore di stipulare una assicurazione da Rischio Prodotto che copra gli eventuali, elevatissimi, costi.

Lo strumento adottato in automotive per portare i fornitori a lavorare secondo gli standard richiesti è il Sistema Qualità definito dalla normativa ISO TS 16949. Per inciso, questa normativa è un meritevole e insolito esempio di standardizzazione riuscita; fino a pochi anni fa ciascun paese aveva i suoi standard, dettati dalle case automobilistiche di riferimento: QS9000 negli USA; VDA 6.1 in Germania, AVSQ 94 in Italia e così via. Oggi tutti questi schemi sono inglobati nell’ ISO TS 16949 che è riconosciuta e accettata in tutto il mondo.

Questo Sistema Qualità è sviluppato a partire dal più noto ISO 9001; ma decisamente potenziato. Operare in accordo a questo sistema è impegnativo e, per certi versi, costoso: richiede l’impiego di personale qualificato, impone il rispetto delle regole, senza l’adozione di quelle scorciatoie che spesso ci attirano, richiede che tutto sia correttamente registrato e documentato, e così via. Ma garantisce anche dei ritorni niente affatto trascurabili: lavorando secondo i principi descritti e, in particolare, adottando gli strumenti tipici di questo sistema (FMEA, SPC, APQP, ecc.) si abbattono i costi dovuti alla non qualità, in tutte le sue molteplici forme (scarti, elevati costi di magazzino, reclami, errori di progettazione, ritardi di consegne, e così via). Si consegue cioè un chiaro efficientamento, che altro non è se non una poderosa iniezione di competitività.

Conseguire la certificazione ISO TS 16949 è un obiettivo cruciale che, chi voglia diventare un importante player dell’automotive, non può non porsi. Va detto però, innanzitutto, che per richiedere questa certificazione bisogna dimostrare di essere già fornitori Automotive; può bastare anche un solo cliente, ma bisogna dare evidenza che il proprio prodotto vada a finire sull’autovettura.

Nel caso in cui si voglia intraprendere questo percorso, è quindi consigliabile procedere secondo uno schema di questo tipo:

a) Fare un assessment dell’azienda per evidenziare quanto si è distanti e cosa manca per essere conformi alla norma

b) Sulla base del risultato, definire il piano di miglioramento necessario e valutarne tempi e costi

c) Confermare l’intenzione di procedere e i tempi nei quali si intende raggiungere la certificazione (a parità di condizione iniziale, tempi più brevi implicano una maggior concentrazione di investimenti)

d) Avviare il piano operativo per il miglioramento, monitorandone periodicamente i progressi

e) Se non ci fosse già, cominciare ad approcciare la clientela automotive: di norma l’esistenza di un piano concreto per la certificazione, eventualmente da condividere, è sufficiente a far sì che il fornitore venga preso in seria considerazione

f) Quando il nuovo Sistema Qualità ha raggiunto un buon livello di implementazione, contattare un ente di certificazione ed impostare insieme il piano di lavoro per conseguire la certificazione stessa.

Prima di concludere, desidero aggiungere qualcosa circa la certificazione ISO TS 16949. Prima dicevo che quello dell’automotive è un club; adesso aggiungo che quello delle aziende certificate ISO TS 16949 è un club esclusivo. Lo dicono i numeri: alla fine del 2014 in Italia le aziende certificate erano solo 1.236; in Germania 3.331; negli USA 4.107 (fonte: IATF – International Automotive Forum Team). Numeri ridicoli se confrontati, per esempio, con quelli relativi alle ISO 9001: solo in Italia ci sono oltre 83.000 aziende certificate ISO 9001!

Questa situazione risponde ad uno sforzo costante dell’associazione dei costruttori auto (IATF) che tende a rendere questa certificazione sempre più “seria”, cioè reale garanzia per il cliente che l’azienda certificata risponda effettivamente ai requisiti attesi. Alla fine del 2013 la IATF ha riunito a Detroit tutti gli enti accreditati, cioè quelli che erogano la certificazione, allo scopo di alzare l’asticella nei criteri adottati. E per essere ancora più convincente ha stabilito che ci saranno loro ispettori i quali, su base casuale, affiancheranno gli auditor degli enti durante le visite ispettive ai clienti. Lo scopo è quello di controllare come gli auditor si comportano, impedendo che accettino compromessi al ribasso. Parlando con alcuni auditor italiani certificati ISO TS 16949 (per inciso, poche decine in tutto), confermano che è capitato davvero: in alcuni casi, hanno dovuto fare la visita di certificazione affiancati dall’ispettore IATF. Certamente con qualche imbarazzo…

A scanso di equivoci, dico subito che tutto questo non elimina il peccato originale che affligge tutto il sistema delle certificazioni, cioè il fatto che l’ente certificatore è pagato dall’azienda che deve essere da lui certificata; così che non certificarla significherebbe sopprimere il proprio cliente! Non si può però non riconoscere che, nel caso della ISO TS 16949, esiste almeno una controparte organizzata, appunto la IATF, che ha tutto l’interesse a fare in modo che il sistema sia il più serio possibile; e che mette in campo tutto il suo ragguardevole peso per spingere in questa direzione. I risultati, come sempre, sono nei numeri.

Per chiudere con un telegramma direi quindi che l’automotive ed il relativo sistema qualità ISO TS 16949 rappresentano una grandissima opportunità per lo sviluppo e per il rafforzamento della competitività. Ma non per tutti. Chi pensa di farcela, non perda l’occasione!